L'orologiaio di Filigree Street (N. Pulley)

By Sara Ferrari - maggio 23, 2017

A volte ciò che è improbabile è molto più bello o più interessante del probabile.


Titolo: L'orologiaio di Filigree Street
Autore: Natasha Pulley
Editore: Bompiani (2017)
Prezzo: 19.00 €
N° pagine: 378

Londra, 1883. Thaniel Steepleton, giovane, modesto telegrafista al ministero dell'Interno, una sera trova un dono anonimo sul cuscino del suo letto: un orologio d'oro. È proprio l'orologio, strillando, a salvarlo dall'esplosione di un ordigno che distrugge un pub. Thaniel si trasforma in un investigatore antiterrorismo e rintraccia l'artigiano che ha creato il prodigioso manufatto: si chiama Keita Mori, viene dal Giappone e nel suo laboratorio in una stradina di vecchie case a Knightsbridge prendono vita straordinari esseri meccanici, prodigi luminosi, uccelli di bronzo, un polpo rubacalzini. 
L'incontro con Mori - e quello con Grace Carrow, brillante studentessa di fisica che cerca di combattere i pregiudizi per diventare scienziata e scoprire la verità sull'etere luminifero - cambierà la vita di Thaniel.

Lo so, non si dovrebbe mai giudicare un libro dalla copertina, ma questa è indubbiamente bella e d'effetto ed è uno dei motivi che mi ha spinto a comprare questo libro. 
L'orologiaio di Filigree Street è il libro di debutto di Natasha Pulley, un'opera che dalla sinossi promette bene. 

La storia gira attorno a tre personaggi principali: Thaniel, un giovane telegrafista che per aiutare la sorella vedova ha messo da parte le sue ambizioni per lavorare al Foreign Office; Grace, studentessa di fisica che tutto fa tranne che seguire le convenzioni; Keita Mori, l'orologiaio giapponese. 
Il tutto si colloca in una Londra vittoriana devastata dal nazionalismo irlandese, con un rimando al Giappone dell'epoca.

Da un lato i personaggi mi sono piaciuti molto, li ho trovati carismatici e interessanti. Colui che spicca tra gli altri è proprio l'orologiaio, una figura che già dalle prima battute dimostra di sapere più di quello che racconta. 
Dall'altro però l'insieme non mi ha convinto particolarmente. Mi sembra un libro spaccato a metà: per le prime 150/170 pagine ho fatto una fatica incredibile per un ritmo lento, confuso e senza un apparente senso logico, infatti mi sono chiesta spesso dove volesse andare a parare; poi qualcosa si smuove, c'è una rivelazione che mette in moto una serie di avvenimenti che si susseguono e si accumulano in un insieme eccessivamente frenetico. 

Non mi sento di mettere in discussione la capacità dell'autrice di tessere trame che si incrociano mantenendo uno stile scorrevole, ma non ho apprezzato la superficialità di gran parte del racconto, perchè delinea diverse cose senza mai approfondirne una. 

Concludendo L'orologiaio di Filigree Street sembra seguire la falsa riga del ben più famoso L'ombra del Vento di Zafon, non che questo sia un male, anzi, ma non è minimamente paragonabile.
È un libro senza infamia e senza lode. Non è male ma manca davvero qualcosa. 




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