Fantasy o non fantasy?

By Sara Ferrari - luglio 08, 2017

Illustrazione di Alan Lee
Qualche giorno fa mi sono casualmente imbattuta in "Contro il fantasy", un articolo di Edoardo Boncinelli, pubblicato il 25 giugno su La Lettura (qui trovate l'articolo). Incuriosita da un titolo tanto autoritario mi sono lanciata nella lettura e come Boncinelli si stupisce delle sue stesse parole anche io ho fatto lo stesso ma per motivi diversi.
Scrive: "le storie narrate non possano stare né in cielo né in terra, ma piuttosto nel dominio del magico e della magia, tipo Il signore degli anelli o la saga di Harry Potter. Da sempre sono esistite le favole, e le fiabe per i più piccoli, ma nelle storie fantasy tutto, assolutamente tutto, è magia e sortilegio, ovvero proprio il contrario della scienza, in un crescendo di inverosimiglianza.".
Continua chiedendosi il perché tale genere piaccia tanto e si risponde affermando che "probabilmente perché tutto ciò rappresenta il massimo dell’evasione, del disimpegno e magari del relax [...]. Qualcuno potrebbe dire che è «divertimento puro» [...] perché richiede il minimo dell’attenzione e della riflessione. [...] oggi la realtà è così impegnativa, che nell'evasione si cerca il massimo del disimpegno. Un’altra ipotesi potrebbe essere che una spiegazione scientifica può essere seguita da pochi, mentre quella magica e soprannaturale da tutti, come dimostra il diffuso culto delle reliquie dei santi.".
Ma se di assurdo e di fantasia vogliamo davvero parlare possiamo proseguire con le ipotesi di Boncinelli, che arriva addirittura a dire: "Non è difficile comunque trovare un nesso fra tutto questo e il dilagare del ricorso alle medicine alternative di tutti i tipi o di metodi di cura fai da te. Senza trascurare l’imperversare del complottismo come base di spiegazione degli eventi più diversi".

A questo attacco al fantasy ha risposto Marco Ciardi con un articolo pubblicato su Il Sole - 24 ore il 5 luglio dal titolo "Più scienza col Fantasy"(qui l'articolo completo): "sarebbe interessante sapere se esistono delle analisi statistiche e sociologiche che certificano una relazione tra il fantasy e lo sviluppo dell’irrazionalità.".
Invocando un po' di buon senso afferma: "In genere, i ragazzi che gravitano intorno al mondo fantasy sono, prima di tutto, degli straordinari lettori e ciò basta a collocarli ampiamente sopra la media di quanto legge la metà degli italiani in un anno [...] Si tratta inoltre spesso di ragazze e ragazzi brillanti, che hanno anche degli ottimi risultati scolastici. Sfido chiunque a cimentarsi in uno dei complicatissimi giochi di carte o di ruolo, ricchi di complesse ed elaborate strategie, e dimostrare che queste attività non stimolano l’intelligenza e la razionalità, seppur ambientate in mondi popolati da orchi, streghe, fate e folletti".
Per quanto riguarda la medicina alternativa non ha poi tutti i torti quando afferma che "non è certo colpa di Harry o di Gandalf se ci sono persone che si curano con l’omeopatia o fanno ricorso a tutto ciò che viene definito come alternativo".
Secondo Ciardi il vero problema della questione sta nell'insegnamento della scienza a scuola: la scienza ci viene spiegata senza la sua storia e questo porta a non capire fino in fondo i motivi e le cause per cui certe cose sono come sono. La diretta conseguenza è che arriviamo a considerare il fenomeno scientifico come un vero mistero, quasi una magia.
"In sostanza, a scuola ci sono troppe nozioni da mandare a memoria (per poi essere rapidamente dimenticate, diventando inutili per coloro che non si iscriveranno a una laurea scientifica) e poche analisi dei metodi e dei valori alla base della ricerca: l’unica possibilità che abbiamo di insegnare ai ragazzi la differenza fra scienza e magia, tra ragione e fantasia, tra ricerca seria e pseudoscienza. Per fortuna, i lettori di fantasy la imparano da soli."

Alla fine di questo botta e risposta sono arrivata a una conclusione: io sono cresciuta aspettando la lettera di Hogwarts e ho sognato di visitare Minas Tirith, ma nonostante questo non mi reputo una persona così irresponsabile o disimpegnata.
Un genere letterario può piacere o non piacere, l'importante è non confondere la realtà con la finzione. A me il fantasy piace e questo di certo non mi ha impedito di ottenere dei risultati reali: ho avuto buoni voti a scuola, mi sono laureata senza troppe difficoltà, ho un lavoro a tempo pieno e una casa. Non sono ancora sposata e non ho figli, ma in fin dei conti io ho sempre fatto il tifo per il drago! 

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