Intrigo italiano (C. Lucarelli)

By Pagine e Parole - ottobre 12, 2017

Diceva che erano tempi brutti, che la scienza, la sua soprattutto, più che far vivere bene la gente si occupava di ammazzarne il più possibile. Diceva che non voleva responsabilità. Che a un certo punto non basta più alzare le braccia e dire Sono uno scienziato, faccio solo il mio lavoro. 

Autore: Carlo Lucarelli
Titolo: Intrigo italiano. Il ritorno del commissario De Luca
Editore: Einaudi (gennaio 2017)
Prezzo: 17.00 €
N° pagine: 206

C'è stato un omicidio a Bologna, una città coperta di neve in cui i tram scampanellano sulle rotaie e la gente affolla i ristoranti per i tortellini di Natale: la bella moglie di un professore universitario è stata annegata nella vasca da bagno del trappolone, l'appartamento da scapolo del marito. Il Servizio vuole sapere chi è stato, e per questo c'è bisogno di un cane da tartufi come De Luca, che sembra finalmente trovarsi alle prese con un'indagine da giallo classico, fatta di indizi, tracce, impronte e orari. Ma non è cosí, naturalmente. Perché anche nell'incidente d'auto in cui un paio di mesi prima è morto il marito professore – dongiovanni, esistenzialista e appassionato di jazz – c'è qualcosa di molto strano. E cosí De Luca, assistito da un giovane agente del Servizio incaricato sia di aiutarlo che di spiarlo, si ritrova in un'indagine ambigua e pericolosa, dove quello della vita è soltanto uno – e neppure il peggiore – dei rischi che corre. Alla fine, dopo essersi innamorato di una giovanissima cantante di jazz meticcia e bravissima – la Dorothy Dandridge bolognese – il cui passato di mondina e staffetta partigiana è l'esatto opposto del suo, e dopo essere sopravvissuto a un attentato dalle gravi conseguenze, De Luca sarà costretto a scegliere se seguire il suo vecchio cuore di cane da caccia o quello nuovo, di cane bastardo.

È la prima volta che incontro De Luca e ancora mi chiedo perchè ho rimandato così tanto.

De Luca è un poliziotto e pure bravo. È un personaggio solitario, scrupoloso e di poche parole. Carlo Lucarelli lo descrive come un cane da tartufo, uno con del fiuto, ma che a un certo punto della sua vita si ritrova a rivestire i panni di un cane bastardo, che fa cose che non vorrebbe.
C'era stata la guerra e De Luca aveva continuato a fare il poliziotto, era stato un fascista, non uno di quelli convinti, uno come tanti, come tutti. Ma poi le cose erano cambiate, la guerra era finita e il commissario era stato messo in aspettativa, in attesa di un processo che non sarebbe mai arrivato. Rientrato era stato arruolato dai servizi segreti, ma non più come De Luca, ora doveva rispondere al nome di ingegnere Morandi.
Siamo nella Bologna del dopoguerra, una città fredda e dove ancora nevica, descritta con grande affetto e un velo di nostalgia. A cavallo tra il 1953 e il 1954, un periodo intrigato: il potere è nelle mani della Democrazia Cristiana, ma la situazione politica è influenzata dalla Guerra Fredda. Sono gli anni del "Io non c'entro niente, faccio solo il mio lavoro", del ricatto, della corruzione e del "far uscire di scena". Sono gli anni dei Servizi Segreti e del loro controllo su tutta la situazione, la loro "gestione dell'imperfezione".
È in questo scenario che il cane bastardo si trova a indagare sulla morte di Stefania Cresca, moglie di Mario, morto anche lui poco tempo prima in un incidente d'auto.

Carlo Lucarelli sa fare bene il suo mestiere. Una storia intrigata, un vero enigma e la chiave per risolverlo sembra essere un altro enigma.
I personaggi sono costruiti incredibilmente bene, la lettura è fresca e scorrevole, i pensieri sono brevi e dal tono colloquiale, con la giusta dose di suspense. Sembra veramente di guardare una puntata di Blu Notte.
Intrigo italiano è una calamita, con il suo stile senza troppi fronzoli mi ha tenuta incollata alle pagine dall'inizio alla fine, consigliatissimo.

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