La fattoria degli animali (G. Orwell)

By Pagine e Parole - ottobre 30, 2017

Per quale motivo dunque continuiamo a vivere in tale miseria? Perché il frutto del nostro lavoro ci viene quasi interamente sottratto dagli esseri umani. Questa, compagni, è la causa di tutti i nostri problemi. Si può riassumerla in una sola parola: l'Uomo.


Autore: George Orwell
Titolo: La fattoria degli animali
Editore: Mondadori (maggio 2016)
Prezzo: 12.00 €
N° pagine: 184

Stanchi dei continui soprusi degli umani, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull'uguaglianza. Ben presto, però, emergono tra loro i maiali, nuova classe di burocrati che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono in modo tirannico sugli animali più docili e semplici d'animo.

Parlare di un libro del genere non è facile! 
La fattoria degli animali di George Orwell è una favola, pubblicata nel 1945. L'intero libro si potrebbe riassumere come una brillante satira dei regimi totalitari e una splendida allegoria di tutte le rivoluzioni
Una sintesi esaustiva, certo, ma abbastanza riduttiva: gli insegnamenti racchiusi in poco più di 100 pagine sono davvero tanti. 
George Orwell con la Rivoluzione degli animali si riferisce in modo molto esplicito alla Rivoluzione Russa: tutto inizia con il Vecchio Maggiore, un imponente e autorevole maiale che vive nella fattoria di Mr Jones, che racconta il suo sogno, un mondo popolato da animali liberi dal controllo dell'essere umano. Purtroppo, qualche giorno dopo il vecchio maiale muore. Un personaggio che ricorda molto Lenin, che proprio come il Maggiore, non vedrà mai gli sviluppo della Rivoluzione contro Nicola II e il vecchio ordine, rappresentato da Mr Jones. 
Palladineve e Napoleone sono i due maiali che guidano la rivolta sulla base dell'Animalismo, la teoria filosofica ispirata ai principi comunisti di Marx. Palladineve viene poi estromesso da Napoleone, proprio come Trockij venne espulso da Stalin.
Procedendo con il racconto facciamo la conoscenza di altri personaggi come Boxer, il cavallo da lavoro che ripete sempre "lavorerò di più", insomma un vero stakanovista; Mollie, che proprio come l'aristocrazia russa, viveva una vita molto agiata sotto il dominio di Mr Jones e dopo la sua caduta abbandona la fattoria; Beniamino, l'asino che dubita della sincerità di chi gli sta attorno, un cinico rassegnato; conosciamo anche i cani, non molto diversi dalla polizia politica che reprime le opposizioni, e le pecore, le masse manipolabili. Ultimo ma non meno importante è Piffero (o Clarinetto), il maiale propagandista di Napoleone, che parla per mezze verità, fornendo illusioni, come il possibile ritorno di Jones, portando gli animali ad accettare la tirannia dei maiali. 

Il libro ci dimostra quanto la comunicazione sia un grande strumento di potere
I maiali usano la retorica e pomposi monologhi per manipolare gli altri. Ma per fare questo devono creare le condizioni: dopo aver imparato a leggere e scrivere grazie ad alcuni libri per bambini nella casa di Mr Jones, i maiali li distruggono in modo che gli altri animali non possano istruirsi. Un mio vecchio professore universitario diceva sempre che un popolo ignorante è un popolo facile da governare. Orwell con ciò ci insegna che qualunque cosa ci venga detta non deve essere presa per oro colato, ma deve essere messa in dubbio e vagliata con intelligenza, proprio come fa Beniamino. 

Il più grande insegnamento di questo piccolo volume (almeno secondo me) è quello inerente alla "corruzione degli ideali": tutto parte da un'ideale, sincero e puro, che può essere condiviso o meno, ma che comunque è in grado di smuovere qualcosa. Il problema è che subentra il potere e il desiderio di averne sempre più è tale da offuscare le buone intenzioni iniziali. Si corrompe e viene modificato per controllare gli altri. La Rivoluzione degli animali vedeva come punto fondamentale la libertà degli animali stessi, ma in breve tempo finisce con la supremazia dei maiali, che prendono il controllo della fattoria, trasgredendo ai 7 comandamenti che loro stessi avevano stilato, per poi modificarli a loro vantaggio. 

Quando ho iniziato a leggere questo libro non sapevo veramente a cosa andavo incontro e non credevo nemmeno che un libro potesse farmi sentire così. Leggetelo e fatelo leggere ai vostri figli.

Per concludere voglio riprendere quello che ha scritto Pierdomenico Baccalario nella prefazione dell'edizione in mio possesso, perchè racchiude il mio pensiero e il mio stato d'animo: "Il mio primo istinto è stato di prendere carta e penna e riscrivere tutto. [...] Ho sentito la responsabilità di salvare il libro e i suoi personaggi. [...] Pagina dopo pagina, la Fattoria diventava sempre più grande, più odiosa. 
Alla fine...non mi ero mai sentito così, leggendo un libro. Ero spaventato? Sì. Ma non dalla storia [...]. Ero spaventato da quello che non succedeva. Dal modo in cui non si risolveva. Ero spaventato dal tradimento: dei maiali nella fattoria e di George Orwell nei miei confronti. Perchè mi avete fatto questo?"

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