Il buio oltre la siepe (H. Lee)

By Pagine e Parole - gennaio 15, 2018

Non è mai una vergogna sentirsi buttare addosso una parolaccia. Dimostra soltanto quanto sia meschina la persona che te la dice.



Autore: Harper Lee
Titolo: Il buio oltre la siepe
Editore: Feltrinelli (febbraio 2013)
Prezzo: 9.50 € 
N° pagine: 304


Il buio oltre la siepe di Harper Lee, pubblicato nel 1960 e vincitore del premio Pulitzer nel 1961, si basa in parte sul caso degli Scottsboro Boys, nove adolescenti afroamericani che nel 1931 furono accusati ingiustamente dello stupro  di due prostitute bianche.

Siamo negli anni '30 a Maycomb, cittadina immaginaria dell'Alabama. Scout è una bambina dai modi di fare poco femminili, che vive con fratello maggiore Jem, la domestica nera Calpurnia e il padre Atticus. Quest'ultimo, un onesto avvocato, viene incaricato della difesa d'ufficio di Tom Robinson, un afroamericano accusato di violenza carnale nei confronti di Mayella Ewell, una ragazza bianca. Atticus riesce a dimostrare l'innocenza di Tom, ma la giuria lo condanna ugualmente.
Scout e Jem assistono sconvolti e increduli all'intero processo dalla balconata riservata ai neri, non capacitandosi di come sia potuto accadere.

Il buio oltre la siepe si legge con il cuore e parla ai sentimenti.

Il titolo originale, To kill a Mockingbird (Uccidere un usignolo)  si riferisce a un'azione totalmente inutile, come può essere uccidere un uccellino. Invece il titolo italiano (uno dei rari casi in cui trovo l'adattamento italiano bello quanto l'originale), è una metafora per indicare l'ignoto e la paura che nasce dall'ignoranza e dal pregiudizio.
Il testo è infatti una denuncia al razzismo e alle discriminazioni di ogni tipo, ma è anche un libro sul coraggio: grazie alle sue parole e alle sue azioni Atticus ci insegna a combattere per quello in cui crediamo, a fare la cosa giusta, anche se questo va contro tutto e tutti.
Ci insegna ad aprire gli occhi e a ragionare con la nostra testa, ignorando e affrontando quell'opinione pubblica che molte volte ci acceca e ci trascina nel mare dell'ignoranza.



Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.


Sono pochi i libri in grado di prenderci a tal punto da non volere che finiscano, da emozionare così tanto da non riuscire a staccarsi da ogni pagina.
La narrazione è incredibile: l'intera vicenda è raccontata in prima persona da Scout che ci trasporta in una dimensione di innocenza, rendendo l'intera storia leggera e estremamente piacevole, mai drammatica, nonostante i temi trattati.
È un capolavoro di semplicità, ma incredibilmente profondo: tratta temi che purtroppo sono fin troppo attuali, e mai come adesso abbiamo bisogno di un testo del genere che ci educhi. 

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