Abbiamo sempre vissuto nel castello (S. Jackson)

By Pagine e Parole - febbraio 05, 2018

Era un pezzo che a casa nostra non si sentivano tutte quelle parole, e ci sarebbe voluto un bel po' di tempo per spazzarle via tutte.



Autore: Shirley Jackson
Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Editore: Adelphi (aprile 2009)
Prezzo: 18.00 € (copertina flessibile); 8.99 € (formato kindle)
N° pagine: 182


Disarmante! 
Sì...penso che disarmante sia la parola giusta per descrivere questo libro.
Pubblicato in Italia anche con il titolo "Così dolce, così innocente", è un romanzo del 1962. 

La storia è raccontata da Mary Katherine Blackwood, detta Merricat, una ragazza di diciotto anni che vive con la sorella Constance, il vecchio e invalido zio Julian e il suo gatto Jonas a Blackwood Farm, l'imponente villa di famiglia. 
Merricat non ama uscire di casa, ma una volta a settimana scende al villaggio per andare i biblioteca e fare un po' di spesa. La ragazza affronta con apparente indifferenza l'odio dei paesani, che non perdono occasione per parlare e deridere i Blackwood. 
Il motivo di tale astio viene dal fatto che sei anni prima, durante una cena, tutta la famiglia, tra cui i genitori e il fratello di Merricat, era stata avvelenata con l'arsenico messo nello zucchero usato per addolcire la frutta. Lo zio Julian era sopravvissuto, mentre Merricat non aveva preso parte alla cena perchè in castigo. Constance, l'unica che non aveva zuccherato la frutta, inizialmente fu accusata di omicidio, ma poi venne scagionata. 
I paesani, convinti della sua colpevolezza, avevano emarginato i superstiti Blackwood, che da parte loro si erano abituati alla solitudine, difendendola con le unghie e con i denti, diventando quasi ossessionati dalla loro routine. 
Questa tranquilla quotidianità, fatta di faccende domestiche, pranzi e cene, viene presto spezzata dall'intromissione di un'intruso: Charles Blackwood, il cugino di Merricat e Constance. Charles è apparentemente venuto per aiutare le ragazze, ma a Merricat non piace, lo considera uno dei "malvagi", quegli "infami che si aggiravano intorno alla casa nel tentativo di entrare, sbirciando dalle finestre, forzandole e infilandosi dentro per portarsi via un ricordino". E non ha poi tutti i torti, com'è ben intuibile il ragazzo cerca di farsi amica Constance e allontanare la sorella e lo zio per impadronirsi dell'eredità dei Blackwood.
Constance si trova a questo punto tra due fuochi, da una parte l'amore e l'affetto che nutre per la sorella e lo zio e dall'altra la promessa di una nuova vita fatta da Charles.

Fuori c'erano il castagno di Constance, l'ampia distesa erbosa e il giardino di Constance, e più in là l'orto di Constance e, ancora più in là, gli alberi che ombreggiavano il ruscello. Quando eravamo sedute sul prato nessuno al mondo poteva vederci.

Quando ho iniziato il libro avevo in mente una storia completamente diversa. Potete immaginare la mia sorpresa quando, arrivata all'ultima pagina, mi sono trovata davanti a una storia dove il tema principale non è il mistero della strage della famiglia Blackwood, ma qualcosa di più profondo e malsano. 
Questo aspetto rende il testo incredibile, creando nel lettore una sorta di paura unita a un senso di stranezza e inquietudine
Leggendo questo libro non mi meraviglia scoprire che Shirley Jackson è considerata da molti un'ispiratrice del genere gotico e capisco anche la grandezza della dedica di Stephen King nel suo L'incendiaria: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce". È proprio sottovoce che l'autrice ci spiazza con una storia strana, folle e inquietante. 

Insomma è un libro strano, non troppo chiaro e con personaggi non ben definiti. Leggerlo è un po' come guidare di notte in mezzo alla nebbia, ci si perde. Tuttavia la scrittura semplice e diretta rende piacevole la lettura e la nebbia prima o poi finisce, ritrovando la strada di casa.  

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